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Non solo questione di buzz marketing

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brand reputation

La brand reputation oggi  è il valore su cui si giocano quote di mercato importantissime.

Quindi esistono delle regole precise e ormai seguite quasi da tutte le grandi e piccole realtà che non siano miopi.

E se le sai giocare in tempo, le difficoltà, gli elementi di criticità piuttosto che diventare un caso che si riversa negativamente sulle vendite, può addirittura diventare la forza del brand.

L’importante, per li brand al tempo del web 2.0, è essere onesti con i propri osservatori, talvolta anche acquirenti.

Ignorare la potenza del word of mouth è un errore strategicamente grave, che sul lungo periodo può portare danni gravissimi.

Come il Caso Kriptonite, il chiuditutto che si apriva con una scheda magnetica, Scoperto da un acquirente che, dopo aver più volte sollecitato l’azienda del problema, non avendo trovato risposta, ha deciso di portare alla luce sul web la sua verità.

Oggi è diventato il caso emblematico di cattiva gestione della comunicazione di crisi e soprattutto del rapporto con i social e con la rete.

Adesso a fare notizia e a gettare ombra sulla Apple è la scoperta che tre dei suoi fornitori, lo scorso anno, hanno fatto lavorare 11 bambini nella fabbricazione di IPhone, IPod e computer Macintosh. La scoperta è emersa a seguito di un'indagine condotta dall'azienda di Cupertino sulla 'Responsabilità dei fornitori". "Apple ha scoperto tre impianti che hanno assunto come lavoratori quindicenni, in Paesi dove l'età minima per lavorare è di 16 anni Cina, Taiwan, Tailandia, Malaysia, Singapore, Corea del Sud, Repubblica Ceca, Filippine e Stati Uniti.

Ma non finisce qui. Secondo il rapporto dell'azienda in 60 impianti i lavoratoti sono stati sfruttati, lavorando oltre i limiti. Altri 24 partner industriali, invece, hanno pagato i lavoratori meno del minimo salariale e 57 non hanno corrisposto i bonus.

La Apple ha immediatamente reso noti i risultati dell’indagine ed ha proceduto a prendere provvedimenti.

E considerato quanto caro è costata a colossi come Nike e Nestlè aver agito in ritardo, la Apple ha strategicamente gestito la crisi.

Senza neppure per un attimo sottovalutare la potenza del web.


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